Una strana missiva

Egregio dottor Fracas, sono padre di un ragazzo di 12 anni nonché Presidente del Comitato Genitori della locale scuola media di Lugarino, per cui ritengo di avere una certa competenza pedagogica datami dalla mia qualità di “osservatore” del mondo infantile. Mio figlio, come altri suoi compagni ha comperato il Suo libro “Minaccia su Gorm” edito da De Agostini, rimanendone impressionato favorevolmente. Lieto che mio figlio, lettore debole, finalmente avesse trovato un libro entusiasmante, anche io ho letto la Sua opera (senza pregiudizio alcuno) per valutarne il contenuto. Unitamente agli indubbi pregi, il libro presenta difetti che, a mio avviso, non sono di poco conto e vorrei esporLe il mio pensiero al riguardo.
Per comodità, ho elencato qui sotto gli argomenti in modo schematico onde evitare, per quanto mi è possibile, ogni sorta di equivoco.

Affascinazione evidente. Il Suo libro, che si rivolge al lettore in modo esplicito, lo cattura e lo affascina sin dalle prime battute, facilitando così il suo “ingresso” nell’avventura. Il lettore è l’unico protagonista del Suo mondo fantastico approntato, in modo mirabile direi, come fosse un grande videogioco cartaceo.

Esistenza di regole rigide. Dopo questo inizio, assai positivo,ecco che lei detta le regole del gioco!
Le Regole, molto semplici, non lasciano possibilità di raggiro, per cui i bambini possono rimanere traumatizzati e frustrati dall’eventuale e spesso inevitabile sconfitta. I genitori, dottor Fracas, fanno di tutto perché i loro bambini possano vincere nei giochi di società, in modo da sviluppare e rafforzare quel positivo concetto di sé, utile alla loro affermazione da adulti. Lei, invece, disattendendo questa elementare nozione psico-pedagogica, non solo introduce regole infrangibili, ma addirittura prevede la “morte ludica” del personaggio, nel caso questi si muova in modo errato su Gorm!

Soffocamento dell’IO. Nel Suo libro, quasi ogni paragrafo richiede che il bambino scelga tra due se non, addirittura, tre opzioni che determineranno la vittoria o la sconfitta, sostenendo così l’esistenza di scelte “giuste” e scelte “sbagliate”(!) Nella società relativistica nella quale viviamo, il concetto di giusto e sbagliato ormai è del tutto superato, grazziaddio! Ogni scelta va rispettata e tollerata poiché frutto della valorizzazione dell’IO. Ne consegue che ogni bambino debba poter esprimere la propria personalità al meglio, sperimentandosi nella vita senza che questa lo “punisca” con sconfitte più o meno pesanti. Persino la scuola, pachidermica nell’accogliere le problematiche del proprio tempo, ha capito quanto sia importante la libertà individuale, tanto da aver abbandonato sia le punizioni, sia le sconfitte senza appello (veda i debiti formativi) in favore del dialogo e della tolleranza. Lei, invece, reintroduce il concetto, piuttosto datato per la verità, della crescita come superamento di ostacoli e di frustrazioni. Il richiamo a un’educazione gesuitica è molto forte, dottor Fracas, ma in netto contrasto con la concezione moderna di infanzia senza “peccato”

Identificazione con lo pseudo-eroe. Un’altra questione importante è la figura “dell’eroe”, che nel suo libro risulta essere una creatura piena di dilemmi e paure. A questo punto mi chiedo: come può essere un paladino della forza, colui che prova quelle emozioni così negative? E Le chiedo:come può un bambino trarre beneficio dall’osservazione di un protagonista spaventato, dubbioso o, peggio ancora, impreparato ad affrontare il nemico? Va da sé che il lettore si confronterà con le reazioni dell’eroe (che poi è lui stesso, come ho detto all’inizio ) e magari ri-conoscerà quelle emozioni e quei dilemmi come propri, innescando così un processo di identificazione alquanto pericoloso. Noi genitori, che proteggiamo i nostri figli proprio allo scopo di preservarli da delusioni e sconfitte, vogliamo che crescano senza paure, adoperandoci in tutti i modi perché le loro esperienze siano positive. Le paure paralizzano e un adulto pauroso è un perdente! E lei, invece, che fa? Mette nero su bianco le possibilità di insuccesso, le preoccupazioni e le incertezze, facendole diventare, addirittura, dei punti di forza per poter giungere al risultato finale!

Riflessione. Un altro punto di completo disaccordo con Lei è il suo invito all’uso della riflessione che, unita all’istinto, permetterebbe di effettuare quelle scelte che porteranno alla vittoria! Ebbene, dottor Fracas, non so dove viva Lei, ma nella società nella quale io vivo, la riflessione è proprio l’ultima cosa di cui occuparsi! Sono la velocità e la capacità di prendere decisioni fulminanti, che determinano il successo, e non la riflessione! E gli stessi bambini, molto più saggi e maturi di noi alla loro età, amano la velocità dei videogiochi, del Web e dell’ apprendimento che evita lunghe e noiose spiegazioni. (E anche in questo la scuola si va adeguando). Ecco allora che la Riflessione, bella quanto si vuole ma che per sua natura ha bisogno di tempi lunghi, si rivela del tutto anacronistica rispetto all’era in cui viviamo. Nella nostra società non c’è tempo per pensare: mentre tu rifletti, l’altro arriva prima! Un’altra considerazione: la riflessione nasce dal dubbio, e chi ha dubbi, ha già perso! Lei invece, caro Fracas, è un vero seminatore di dubbi, e di tutti i generi! L’amico può rivelarsi un traditore, una sensazione può essere sbagliata o una scelta può essere fatale… Finché si tratta di dubitare degli altri mi va anche bene, ma non si può dubitare delle proprie percezioni altrimenti si è sconfitti in partenza. La vera forza, dottor Fracas, sta nella certezza.

Desiderio procrastinato. Lei richiede che il lettore abbia, o sviluppi, tre specifiche abilità: consapevolezza di sé, capacità di accettare il rischio e infine, coraggio per prendere la decisioni. Splendido! Ma poi, ecco il trucco: Lei crea il desiderio di tre oggetti che si potranno trovare solo giocando e rigiocando, allo scopo (Suo) di tenere alto il livello di attenzione da parte del lettore. Allora Le chiedo: come può un bambino sopportare a lungo l’insoddisfazione del proprio desiderio? L’ Insoddisfazione porta alla frustrazione che genera aggressività. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Linguaggio e contenuto: Il Suo libro, pur usando un linguaggio molto semplice, nasconde tra le righe significati che possono essere compresi da un lettore ben più grande e maturo. Le situazioni che Lei presenta, “parlano” in maniera diversa a seconda dell’età del lettore. Ma allora, questo libro, per chi è?

Libro-gioco. La definizione di libro-gioco è un altro Suo strepitoso“tranello”, dottor Fracas. Il libro, senz’altro piacevole e appassionante, richiede molta fatica da parte del lettore (altro che gioco!) e questo fatto implica l’aiuto del genitore per ricevere risposte, anche molto complesse, alle domande evinte dal testo. Ma Il genitore, spiazzato dalle richieste del figlio, può trovarsi anche nell’impossibilità di darle, quelle benedette risposte, minando così l’incondizionata fiducia del figlio E la qual cosa lascia, sicuramente, molta delusione e getta discredito sul genitore. In più, lo “scollamento” esistente tra l’esperienza del bambino (nei punti già evidenziati ) e la “realtà” del libro, genera in lui molta confusione, allargando così il dibattito tra genitori e figli ma che, data l’età di questi ultimi, è molto, ma molto controproducente.

Ricerca. Nel Suo libro Lei lascia intravedere la possibilità di significati diversi da quelli che appaiono a prima vista: Alcune parole o frasi che lei lascia cadere qua e là nel testo, (un esempio è l’utilizzo di simboli) sono un vero e proprio invito alla ricerca di “altro” nascosto nel libro. Questa è senz’altro un’azione pregevole, ma che senso ha introdurla in un testo per l’Infanzia? A mio avviso è un esercizio di stile più che un’operazione veramente utile al piccolo lettore.

Incoragiamento: Lei ricorre spesso all’incoraggiamento, di questo Le va dato atto, in modo che il lettore si senta “accompagnato” nella propria esplorazione. Devo dire che nel libro c’è un aspetto di grande valenza formativa: come nella vita reale, in molti casi ci sono possibilità di scelta, in altri ce ne sono zero.

Distinti saluti,

Nota finale. Questa lettera è un falso! La mia intenzione era quella di parlare “provocatoriamente” ma, spero, efficacemente del libro di Fabio Fracas perché desideravo invitare tutti voi alla riflessione e al confronto in relazione ai tanti temi che possono essere contenuti anche in un testo definito “per bambini”. Alessandra Castelli

Conclusione. Dopo aver fatto “soffrire” Alessandra per qualche giorno, ho deciso di pubblicare il testo nella forma in cui l’avete appena letto. Dal mio – personale – punto di vista la suddivisione attuata nella scelta dei temi può essere un’utile base sulla quale valutare anche il percorso formativo e le finalità educative che ci vengono continuamente proposte dal mondo che ci circonda. Attendiamo – io e Alessandra – le vostre opinioni.

14 thoughts on “Una strana missiva”

  1. Per me ci voleva una piccola telecamera
    a riprendermi mentre ho “provato” a leggere
    t u t t o .
    Ho messo tantissimo tempo ad arrivare alla fine e pure quelle ultime parole ho dovuto leggere 3 volte, finche finalmente nella mia testa è schopiato un rumore, come per dire:
    K l i c k!!! Non poteva essere la verità!!!

    Vorrei dirti Fabio che
    – il mio quasi ragazzo –
    Cristian (vicino di casa) è affondato
    s u b i t o affrontando il libro in maniera molto leggera e ha detto – sempre ridendo –
    che ci riprova prossimente.

    Complimenti Alessandra!!!
    Sei veramente fantastica!!!
    GRAZIE per la riflessione senza fine,
    come piace proprio a me.

    Angela

  2. Dopo aver letto i primi due o te punti, mi sono talmente inalberata che ho deciso di rispondere a tono punto per punto alla strana missiva. Ho aperto il blocco note del pc e ho chiosato punto per punto le argomentazioni… fino alla nota finale, momento in cui avrei voluto strozzare (con simpatia, ovvio) gli autori!
    Passato l’istinto omicida finale, ringrazio, invece, gli autori per avermi dato la possibilità di riflettere, mettendolo nero su bianco, sul modo in cui vorrò crescere i miei figli, quando arriveranno!

    Buona giornata, “furbacchioni”!

    Federica

  3. @Federica: sono proprio quelle “chiose” che interessano Alessandra – e me – ! Se ne hai voglia, ti chiedo di volerle condividere: il modo in cui tu vorresti crescere i tuoi figli è una priorità della nostra attuale e futura società. Un caro saluto,

  4. Federica, attendo con interesse tutte le tue osservazioni se avrai l’opportunità e la voglia di scriverle. Io ho cercato di “leggere” il testo con la tendenza pedagogica di alcuni genitori, purtroppo non sono pochi, che ho incontrato nella mia vita. Bacione.

    Alessandra

  5. Grazie Angela, sei sempre presente e deliziosa nei tuoi commenti. Ma la persona da ringraziare è Fabio. A domani.

    Alessandra

  6. Fabio e Alessandra: buontemponi!veramente strana questa missiva, fino al momento in cui, pronta a scoppiare di rabbia per questo genitore ottuso,ho tirato un respiro di sollievo:era tutto falso, o meglio era un falso plausibile. sono anch’io un’ex insegnante e a volte le argomentazioni di genitori apprensivi tendono più a rovinare che a formare i figli. calmati i bollenti spiriti ho deciso di buttar giù queste righe.
    Esistenza di regole rigide:finalmente un po’ di sana disciplina in un mondo in cui ognuno fa e disfa regole secondo il momento e l’umore! I ragazzi poi – e lo dico per esperienza- desiderano in fondo in fondo avere regole, magari poche, ma chiare a cui fare riferimento in un mondo caotico…non nel libro, ma quello in cui viviamo.
    soffocamento dell’io:nella ns società si dà fin troppo spazio all’io dando adito ad egoismo ed egocentrismo . E poi d’accordo su “un’infanzia senza peccato”, ma non seza senso di responsabilità.
    linguaggio e contenuto: se è comprensibile per i ragazzi, tanto meglio se anche il “fanciullino” che è ,fortunatamente,ancora dentro noi adulti ha occasione di giocare e leggere tra le righe . Se poi il “giocatore” adulto si trova in panne perchè non dichiararlo ai proppri figli-allievi? una debolezza ci rende più umani, ci fa scendere da quel piedistallo, scivoloso, su cui spesso ci pongono i nostri cuccioli credendoci onniscienti ed ifallibili…fino al vero scivolone nel duro gioco della vita dove è un po’ più difficile riprendersi.
    Ricerca: questa è una di quelle cose che sono commisurate alla personcina. c’è chi giovanissimo ha un intuito fulminante e chi è un po’ più lento, ma perchè non dare uno stimolo- da raccogliere o anche no- ma intanto chi vuole e può lo raccoglie.
    michiedo : mi sarò spiegata abbastanza chiaramente?
    comunque bravissimi, Fabio per il suo libro, ma anche Alessandra che ci ha trascinati in modo così realistico in un turbine di sdegno , ma soprattutto ci ha fatto riflettere su alcuni genitori, oggi così frequenti che vorrebbero crescere i loro figli sotto una campana di vetro. grazie
    Leah

  7. Ci son genitori di figli che son figli dei tempi. Apprensivi perchè forse troppo “distanti” da loro (causa lavoro) tutto il giorno. Insegnare ad un bambino, anche ludicamente, l’accettazione della sconfitta e il gusto della riflessione, attraverso il rispetto del tempo (quello proprio e quello comune a tutti), è il miglior regalo che si possa a loro fare. Ciò li renderà futuri uomini migliori, più maturi e consapevoli. PS: il libro non l’ho letto e non ho figli ma penso che il gioco sia il miglior veicolo per far vivere loro (e a tutti noi) la metafora della Vita. Con i suoi pregi, i suoi valori e le difficoltà alle quali ci si va a scontrare. PS: comunque caro Fabio noto che ti piace sempre giocare. Anche semplicemente facendoci riflettere su alcuni aspetti educativi attraverso una lettera “preaccordata” come questa. Ringraziamo anche la tua “complice”. Flavio

  8. @Flavio: l’idea originale della lettera è di Alessandra. A lei, la giusta attribuzione e a te un grazie di cuore per il prezioso contributo. Un caro saluto,

  9. Nel mio piccolo, vedo genitori che, pur di evitare ai figli situazioni e difficoltà, scendono a qualsiasi compromesso dimenticando, beatamente, i valori e gli ideali che sostengono a parole. Un piccolo esempio: tra poco inizieranno gli esami di maturità e i miei figli stanno preparando la tesi da soli.
    La maggioranza dei loro compagni di classe, invece, lascia fare tutto a mamma e papà. Alcuni di quei genitori sono miei amici, i loro figli sono compagni dei miei, ma neppure questo li ferma dall’essere scorretti nei confronti di chi non può, ( e ce ne sono ) o non vuole, ricevere questo tipo di aiuto. Conclusione: il desiderio che il figlio esca con un punteggio alto, prevale sul buon senso e sulla “sana competizione”. I miei figli preferiscono farcela da soli e sanno già che pagheranno le conseguenze, forse, della loro scelta. Ma alla fine, avranno fatto un altro pezzetto di strada per diventare adulti.

    Alessandra

  10. A Flavio e a tutti vorrei dire ancora una cosa: io ho scritto la strana missiva, è vero, ma Fabio l’ha pubblicata e non credo che sia una cosa che avrebbero fatto tutti, anzi. Ed è quindi giusto riconoscergli
    ( tra gli altri) il grande merito di essere disponibile e aperto ai diversi contributi, anche quando sono atipici, come nel mio caso. Grazie di cuore, Fabio.

    Alessandra

  11. L’idea della controemail negativa del genitore è una trovata pari alla qualità del suo librogame, dottore.

    Infiniti e sinceri complimenti.

    Ovviamente il tono di questa missiva è ironico.

    Giovanni

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