Gioia 11 – Parte seconda

Gioia 11, di Adriano Canella – Parte Seconda

Nei giorni che seguirono bighellonai sull’isola, facendo lunghe passeggiate sulla spiaggia e passando interi pomeriggi in quella stanza maleodorante. Non mi davo pace e non sapevo più, cosa fare o dove andare.

Una mattina però, mentre camminavo sul bagnasciuga, vidi spuntare dalla sabbia, una vecchia statuetta in gesso. La presi, la lavai, ed apparve un nome: Medjugorje. Mi ricordai allora di tutte le strane storie, raccontate su quel luogo e decisi di andare la, a curiosare. Ripresi quindi la mia fuga, con la moto, ed arrivai la sera del secondo giorno.
Il portinaio, dell’hotel dove trovai alloggio mi informò che l’indomani, alle ventitre sul Podbrdo, il veggente Ivan avrebbe avuto un’apparizione straordinaria. Il mattino dopo nell’attesa, cominciai a gironzolare per le vie del paese, sotto il monte.

Poi, la mia attenzione fu rapita da una donna, che salutava la folla ammassata nel cortile di una piccola casa.
Io, mi avvicinai alla gente e chiesi a una signora:
– Chi è?
– È Vicka, una dei veggenti, mi rispose.
“Veggenti!…” Pensai con disappunto, ma rimasi li ad aspettare, mettendomi in fila a tutti gli altri. Fui l’ultimo a stringerle la mano, dopo centinaia di persone e mentre lo facevo, la guardavo. Il suo slancio accogliente e i suoi occhi sorridenti, possedevano una gioia disarmante. Ne fui profondamente colpito, “non era possibile” pensavo, i suoi occhi, non sono di questa terra.

Alle 18,30 dello stesso giorno ero già sopra il Podbrdo vicino alla grande statua di Maria e mentre aspettavo l’apparizione, intervistai le persone vicino a me e una signora mi raccontò di aver sentito Vicka affermare, che Maria si mescolava tra i pellegrini di Medugorje senza farsi riconoscere.
Alle 22,40, nel manto stellato attorno al monte, cominciò a formarsi tra i bagliori, un grande cerchio di nubi scure che stringendosi sempre più coprì tutta la notte, ad esclusione di un piccolo cerchio sopra la statua, dal quale passava un tenue chiarore che contemplava l’attesa di Ivan in preghiera.
Poi, come previsto, alle ventitre ci fu l’apparizione e un silenzio irreale ci avvolse. Eravamo, più di diecimila.
Il mattino seguente decisi di scalare il Krizevac, salendo per la via crucis. Ottima occasione per unirmi ad un gruppo di pellegrini, con i quali rimasi anche durante la discesa. Damiano, che camminando davanti a noi ci dirigeva, si fermò di colpo, si girò e sorridendo andò verso una vecchietta a lato del sentiero che stava seduta all’ombra di un cespuglio.
A quella vista, il mio cuore accelerò fino a farmi girar la testa, non potevo credere ai miei occhi, era la stessa vecchietta del mio sogno.
La guardavo allucinato mentre lei baciava e si lasciava baciare. Era evidente che almeno Damiano la conosceva, mentre io confuso, rimasi in disparte ad osservare. Dopo le foto di rito e i saluti, il gruppetto continuò il cammino. Io invece, rimasto solo davanti a lei, la guardavo indeciso, poi mi avvicinai e allungai la mano per salutarla. Lei la strinse tirandomi a sé e preso il mio viso tra le sue mani, mi baciò come fa una madre e disse:
– Ismael, Ismael…
Io indietreggiai fissandola, allontanandomi da lei tra i brividi. Poi, girandomi veloce mi incamminai di gran passo superando tutti, senza vederli.
Arrivai per primo in fondo alla discesa, ed ero ancora scosso quando si avvicinò a me, Damiano:
– Scusami, gli dissi, ma ora devi spiegarmi chi era quella vecchietta.
– Non adesso e non qui, mi rispose gentilmente e mi invitò ad unirmi a loro, durante il pranzo.
A tavola, dovette cedere alle mie pressioni e lentamente cominciò a parlare: – quella vecchietta è… un’inviata speciale.
– Un’inviata che! Chiesi col fiato sospeso.
– Nessuno sa chi sia veramente rispose, da dove venga e dove vive, ma quel che so per certo è che si chiama Maria e gira per Medjugorje a donar rosari. Sul suo conto poi, sono nati strani racconti.
– Continua ti prego, lo supplicai.
– Qualche anno fa ad esempio, venne qui trascinato da sua moglie un signore, un bestemmiatore incallito. Non voleva salire sopra il Krizevac con gli altri e rimase giù, ad aspettarli seduto su una roccia.
Si sentii battere sulla spalla, si girò e vide la vecchietta:
– Cosa ci fai qui? Gli chiese – Niente rispose, sto aspettando mia moglie. Ma lei insistette: – Cosa fai qui? Ancora, ti ho appena risposto, disse l’uomo sgarbatamente dandogli le spalle.
Pensava infatti, volesse l’elemosina.
– No, rispose lei con calma, tu devi andare a confessarti.
Allora lui, si alzò infuriato per allontanarla, ma quando si girò verso di lei, non c’era più.
– E cosa successe a l’uomo dopo quel fatto? Chiesi agitato.
– Niente disse lui, l’uomo ne fu colpito e seguì il consiglio della donna. Andò a confessarsi e da allora la sua vita cambiò per sempre.
– Sai chi è quell’uomo? Posso parlarci? Lo tormentavo.
– Sono io quell’uomo, mi rispose piano.
Poi proseguì: – Molti sentendo storie come la mia, andarono a cercarla incuriositi, senza però, mai trovarla.
Comunque, se vuoi saperne di più vai da don Giovanni, lui la conosce meglio di me e mi scrisse l’indirizzo su un pezzo di carta.

Quei fatti mi avevano preso a tal punto, da farmi dimenticare il perché fossi via da casa e per me ora, importava solo, risolvere quel mistero e capire perché gli occhi di Vicka sprigionavano quella gioia.
Don Giovanni era a più di mille km da li, ma io ero determinato e volevo parlare con lui.

23 thoughts on “Gioia 11 – Parte seconda”

  1. Grazie Emanuela, per l’enfasi ed il coraggio di parlare apertamente.
    Ora non posso, ma alla fine, faro un breve commento al mio racconto.
    Adriano.

  2. Buongiorno a tutti.
    Ho una domanda: questo sito a cosa serve? Lo chiedo perchè non riesco proprio a capire. Se serve a far conoscere la scuola e a mostrare i ‘risultati’ degli insegnamenti ricevuti, mi dispiace, ma devo dire che proprio non ci siamo.
    Intendiamoci, il mio non vuole essere un attacco a nessuno, tanto meno ad Adriano che stimo e del quale conosco la capacità di scrivere ormai da qualche anno, dato che siamo compagni di corso e ho avuto il piacere di ascoltare diverse volte i suoi ‘compiti a casa’.
    Questo racconto, Gioia 11, se lasciato così senza commenti da parte dei compagni di corso, a mio parere danneggia l’immagine della scuola e del lavoro di Fabio, poichè è palese che sia una prima stesura cui non è stato fatto vedere un po’ di editing neanche col binocolo, e se la si commenta entusiasticamente si fa un danno. In primo luogo ad Adriano, perchè sa raggiungere risultati di gran lunga migliori (e tutti noi lo sappiamo) e lo si priva di qualche utile consiglio tecnico, in secondo luogo alla scuola perchè chi non la conosce e capita qui per la prima volta e legge questa cosa rabbrividisce e cancella il link. Io avrei fatto così. E sarebbe stato un peccato per me, perchè dai corsi che ho frequentato finora ho tratto moltissimi validi insegnamenti.
    E’ chiaro che io non sono un campione rappresentativo, ma chi passa di qui per caso e non conosce Adriano e non conosce Fabio e non sa chi sia Federica o Alessandra o questa rompiballe che si firma Emanuela e legge certi commenti … non so che idea positiva possa farsi.
    Allora, tornando alla mia domanda, vorrei sapere che scopo/senso ha questo sito.
    Se deve essere anche strumento per far conoscere al ‘mondo’ i risultati della scuola, ribadisco, non ci siamo.
    Se deve essere un punto dove esprimere entusiasticamente tutti i Wow! che suscita il lavoro eccellente di Fabio ai seminari e a lezione, uhmmmmm (passatemi il muggito) sarebbe meglio mandargli una email privata, oppure commentare un po’ più dettagliatamente i motivi di tutto questo entusiasmo, altrimenti, il solito lettore di passaggio, ne può ricavare, oltre che un’impressione di noia, un’impressione di ‘incensaggio’ (scusate la coniazione estemporanea di nuovi termini) anch’essa un po’ noiosetta e sopra alle righe.
    Sarebbe molto più interessante, e non solo per il lettore che capita qui casualmente, capire i motivi di tanto entusiasmo per i seminari di Praglia, capire come mai Fabio ha deciso di pubblicare brani di questo diamante ancora così grezzamente intagliati da sembrare tutt’altro che pietre preziose eccetera eccetera.
    Spero inoltre di essere riuscita a spiegarmi e mi scuso per eventuali errori/orrori poichè anch’io, confesso, non ho fatto un briciolo di editing a questo post e nemmeno lo farò. Ma dovevo parlare, dovevo dirlo, da troppi giorni avevo queste parole conficcate in gola e in un modo o nell’altro le dovevo tirare fuori.

    Ringraziando sentitamente per l’attenzione, rimango a disposizione per ogni chiarimento, varie ed eventuali, e porgo i miei migliori saluti.

  3. E un’ultima preghiera, almeno una singola parolaccia, ma non il silenzio. Questo silenzio dopo i miei post mi attanaglia!

  4. @Emanuela @Adriano @Tutti @Futuri commentatori.
    Grazie. Grazie a Emanuela, grazie ad Adriano e grazie anche a chi ha già commentato e a chi non l’ha ancora fatto e – forse – lo farà. La domanda che Emanuela si è posta – e ci ha posto – è legittima ed è una domanda sulla quale vorrei che tutti noi – MacAdemici e semplici lettori – ci interrogassimo e ci confrontassimo. A cosa serve questo sito? A chi serve, realmente, questo sito? Una mia idea, chiaramente, ce l’ho ed è un’idea molto precisa che comporta una serie di scelte come quella – dichiarata – di non editare né il pezzo di Adriano né i futuri racconti “sulla gioia” che pubblicherò, un po’ alla volta, nelle prossime settimane. Certo, si tratta di scelte difficili che si collocano in una prospettiva di crescita che si concretizza solo attraverso il confronto. Un confronto basato sul dialogo – sempre propositivo, rispettoso e costruttivo – che, a propria volta, si esplica tramite i commenti. I vostri commenti. E quindi… grazie a Emanuela, grazie ad Adriano e grazie anche a chi ha già commentato e a chi non l’ha ancora fatto e – spero – lo farà.

  5. @ Emanuela @ tutti.Mi ero ripromessa di commentare il tuo post precedente e il racconto una volta che lo avessi letto completamente , cosa che mi sembrava doverosa nei confronti di Adriano. Anche se devo confessare che non ho capito -attendo chiarimenti- dove stia l’uso errato della lineetta per introdurre il dialogo,forse ne manca una ma si tratta chiaramente di una svista.
    Ti domandi a cosa serva il blog…per me é piuttosto chiaro: è un ulteriore strumento di lavoro che ci viene proposto ,un’opportunità in più per poter commentare, suggerire, correggere con il consueto spirito costruttivo che contraddistingue noi macademici. Di proposito Fabio non lo ha editato ,per farci riflettere : dai nostri e altrui sforzi si può sempre trarre un insegnamento utile. Capisco i tuoi dubbi e in parte posso condividere ma,Emanuela ho la sensazione che tu ti sia ‘distratta ‘ o perlomeno sia stata un po’ impulsiva…quasi quanto me. Un po’ di editing al tuo post non avrebbe nuociuto.
    Quanto all’immagine di Macademia bastava dare tempo al tempo e lo scopo si sarebbe chiarito.
    avremo tempo per parlarne a lezione.
    Kitty

  6. Il sito, a mio avviso, serve a noi tutti, perché possiamo esprimere i nostri pareri, porre domande e spesso condividere con gli altri una nostra riflessione. Personalmente ho cercato di farlo, e così altri allievi come me, e tutte le volte Fabio ha puntualmente pubblicato il contributo di ognuno.Credo che per capire a cosa serva il sito, occorra mettersi in gioco e scriverci, per scoprire, magari,che già il solo atto di scrivere è stato molto utile prima di tutto per lo scrivente e poi, si spera, per il ricevente. Credo inoltre che se ognuno di noi interagisse di più con il sito, non staremmo qui a chiederci a cosa serve perché quest’ultimo avrebbe già una fisionomia propria e in continua evoluzione. Spesso Fabio ci ha richiamati all’utilizzo del sito, in quanti hanno risposto?

    Per quanto riguarda, invece, gli “WOW” come unici commenti ai Seminari di Fabio devo dire che le cose non stanno esattamente come dice Emanuela. Su Facebook vengono espressi apprezzamenti anche in maniera più dettagliata ma forse questo le è sfuggito. ( Emanuela, iscriviti a Facenbook! ) Devo anche dire, però, che personalmente mi sarebbe molto difficile spiegare agli allievi assenti, e a maggior ragione a chi non fa parte della scuola, i contenuti di quei bellissimi incontri. Spesso ho bisogno di rifletterci parecchio prima di capire quale o quali strumenti ho portato a casa: evidentemente sono come un boa, digerisco molto lentamente! Certo è che se qualcuno riuscisse a farlo, ne trarremmo tutti un grande vantaggio.

    Infine, per quanto riguarda il pezzo di Adriano che mi riservo di commentare solo quando l’ho letto tutto, la mancanza di editing non è stata la prima caratteristica che mi è balzata agli occhi ma, piuttosto, la distonia di cui abbiamo largamente parlato in una lezione dell’Avanzato. Per ora aspetto la storia, tutta, e poi la rileggerò con calma. Adriano, rileggendo il proprio racconto, noterà “ con orrore” tutti i propri errori lasciati così, davanti agli occhi suoi e di tutti e lui non potrà farci nulla per correggerli. Così succederà a me, che noterò i “ miei orrori,” e così sarà per tutti quelli che hanno scritto: vi pare poco? A me sembra un ottimo metodo, un po’ alla Don Milani, perché ognuno di noi possa correggersi e correggere. Se, invece, Fabio avesse rifatto il lifting ai nostri racconti ci sarebbe servito? Quanti di noi avrebbero avuto il tempo, e la voglia, di confrontare la propria stesura con quella rivista e corretta di Fabio? Certo, forse l’immagine della scuola si offusca un po’ se ragioniamo con i parametri esclusivamente estetici, ma parlando della MacAdemia occorre valutare le cose in altro modo. E qui ritorniamo all’utilizzo del sito: la pubblicazione dei racconti a chi deve servire, prima di tutto?

    Un’ ultima osservazione: non abbiamo lasciato solo Adriano, anzi, lo stiamo accompagnando attraverso i post – che francamente mi pare esprimano finora l’apprezzamento per la trama senza alcuna enfasi – proprio per fargli sapere che lo stiamo seguendo molto attentamente. Alla fine mi auspico che ognuno di noi dirà qualcosa aiutando così prima di tutto Adriano e poi per dare forma a questo benedetto sito.

  7. Ciao a tutti, penso che nessuno di noi possa giudicare un testo prima di averlo letto completamente, dunque i wow erano solo un incitamento per Adriano che ha fatto passi da gigante negli ultimi tempi.
    Una delle prime regole che ti insegnano quando studi editing è leggere l’intero brano per almeno 4/5 volte e poi procedere alla correzione! Federica Castellini

  8. Ok. Allora, per favore, Fabio ci puoi spiegare il motivo per cui il testo viene postato a rate?

    Però, se è vero che un testo si può giudicare solo nella sua interezza, è pur vero che certi modi scorretti di usare punteggiatura, grammatica, sintassi ecc. saltano all’occhio anche in un singolo paragrafo (questo in generale, non mi sto riferendo al testo di Adriano).

  9. Siccome sono una rompiscatole, vorrei anche puntualizzare che non era mia intenzione fare editing al racconto. Ho semplicemente segnalato un uso scorretto della punteggiatura (che continuo peraltro a rilevare), ma se questa non è la sede non avete che da specificarlo. Non sono qui certo per violare regole o convenzioni o infastidire. Ho chiesto appunto per sapere cosa si può o si dovrebbe fare o è supposto che si faccia o non si faccia.

  10. @Emanuela. Hai ragione, ho scelto male il termine,distratta, ed è poco chiaro quello che intendevo dire. Secondo me la ‘distrazione’ sta nell’esserti espressa con un po’ troppa crudezza, considerato il fatto che non stavi parlando ma scrivendo. Sappiamo tutti che il parlare chiaro si può mitigare in mille modi- tono della voce,espressione del volto,atteggiamento etc-ma ho trovato un po’ pesanti certe tue affermazioni messe nero su bianco.Avreii preferito,ma forse sono io un tantino ipersensibile , che tu avessi sollevato in classe la questione .D’altronde tu mi dirai che ormai dovrei conoscere i tuoi modi diretti e dare loro un peso relativo.
    Quanto alla punteggiatura attendo una tua delucidazione.
    A presto
    Kitty

  11. Ciao a tutti.
    Leggo con piacere che il mio post ha sollevato alcune questioni che mi stanno a cuore. Vorrei però chiarire un punto: io vengo a visitare questo sito quasi giornalmente, come del resto visitavo quasi giornalmente il blog di Fabio prima che chiudesse. Qui mi sento ‘di casa’ e ho sempre la speranza di trovarvi qualcosa d’interessante.
    Facebook, invece, lo aborro e non ci verrò mai, nemmeno per amore di Alessandra, per vari motivi che sarebbe tedioso per me elencare e per voi leggere. D’altra parte non credo che tutti quelli che passano di qua vadano poi a visitare lo spazio Macademia su Facebook, quindi mi attengo a quanto ho visto qui.

    Vorrei poi chiarire un punto a mio parere importante circa la domanda che mi sono permessa di porre nel post precedente, vale a dire: “A cosa serve questo sito?”.

    In primo luogo, faccio presente che questo è un sito pubblico, nel senso che non vi è una restrizione dell’accesso ai soli frequentatori e/o simpatizzanti della scuola (altrimenti ci vorrebbe una password per entrare) e quindi può essere sì strumento utile per chi frequenta corsi e seminari, ma non bisogna dimenticare che, per sua natura pubblica, è anche una finestra alla quale il comune cybervisitatore può affacciarsi in ogni momento e non è detto che vada poi ad affacciarsi automaticamente allo spazio della scuola su Facebook. Inoltre, sul volantino di presentazione della scuola non è affatto indicato l’indirizzo Facebook mentre è presente l’indirizzo del sito Macademia (www.macademia.it) come unico riferimento web.
    Precisato questo punto, sottolineo che proprio per la generale visibilità che ha questo sito e per il fatto che sia in qualche modo rappresentativo della scuola e delle attività che vi si svolgono, mi sono sentita di porre la domanda in questione.

    Tengo inoltre a precisare che se sotto i brani del racconto ‘Gioia 11’ ci fosse il mio nome o quello di qualunque di voi o perfino di Fabio, la domanda l’avrei posta lo stesso poiché il cybernauta qualunque che capitasse su questo sito, per caso o in seguito alla lettura del volantino pubblicitario della scuola, e si trovasse davanti a uno di questi brani commentato solo in modo entusiastico, non si farebbe della scuola l’idea giusta. Sempre a mio parere, s’intende.
    Sarebbe come andare sul sito di una scuola di cucina e vedere la foto di una bella torta bruciacchiata con sotto commenti tipo ‘Mi intriga questa torta, complimenti al cuoco’. Senz’altro farebbe un effetto diverso che non trovarvi commenti come ‘Caro XY, ti consiglio di far cuocere un po’ meno la torta la prossima volta perché credo che il risultato sarebbe migliore’. Nel primo caso penserei che senz’altro lì hanno gusti diversi dai miei e andrei a cercarmi un sito più vicino alle esigenze del mio palato, nel secondo caso, invece, potrebbe venirmi voglia di dare un’occhiata a qualche altro consiglio, magari perché anche a me le torte vengono sempre un po’ troppo bruciacchiate, oppure trovare il coraggio di porre qualche domanda o esprimere un’opinione.

    Chiarito questo punto, ritengo che Adriano non dovrebbe per nessun motivo guardare ‘con orrore’ i propri errori perché, se adeguatamente individuati e commentati (sempre, come dice Fabio, con la dovuta gentilezza e competenza che – aggiungo io – contraddistingue i suoi compagni di corso/cammino/avventura/ecc.) diventerebbero, per lui e per gli altri, ulteriore motivo di crescita e miglioramento del proprio modo di scrivere e questo, io credo, dovrebbe essere lo scopo di un commento ‘utile’. Inoltre sarebbero un’indicazione per i lettori casuali del sito di come si lavora nella scuola, il che non sarebbe male, a mio modesto parere.

    Poi, se qualcuno vuole mettere solo wow! O qualsivoglia altri commento entusiastico, io non ho certo niente da ridire. Ho da ridire però se vedo solo gli wow! e spero di averne spiegato con sufficiente chiarezza i motivi.

    @ Kitty per favore indicami dove mi sono distratta, perché detto così non capisco cosa dovrei correggere e mi rimane solo un senso di vago disagio che preferirei non avere.

    Un’ultima cosa: ribadisco che dicendo quello che ho detto, non ho intenzione di fare polemiche o attaccare alcuno. Se ritenete che il mio/i miei interventi siano inopportuni o fuori luogo basta solo dirlo e io non dirò altro e non ci penserò più.
    Buona giornata a tutti.

  12. Precisazione: il mio “con orrore” si riferiva allo stato d’animo dello Scrivente che nota errori di diverso genere nel proprio testo pur avendolo corretto e ricorretto prima di consegnarlo.( A me succede SEMPRE!) Non intendevo affatto attribuire l’orrore al testo di Adriano. Se così è stato recepito, mi scuso prima di tutto con lui.Evidentemente la mia frase era ambigua
    Alessandra

  13. Certo, anch’io mi riferivo allo stato d’animo dello scrivente, nel caso specifico Adriano, ma potrebbe essere chiunque, io in primis.

  14. Emanuela ti ringrazio per il tuo intervento, certo gli errori di grammatica si devono correggere, per ora dobbiamo limitarci solo a questo piccolo passo. Federica Castellini

  15. Tu Brute-Fabi, e pure alla coque, fili mi!
    Nel senso che ce l’avevi promesso l’editing al nostro racconto della gioia e io me lo ricordo 🙂

    Cari macademici, buongiorno e complimenti! Finalmente un po’ di pepe e di santa discussione. E siccome i padri nobili o meno vanno uccisi prima o poi, sono d’accordo con Emanuela che la lettura del racconto pubblicato a puntate si presta a un insostenibile desiderio di intervenire (sara’ mica l’editing?:)) altrimenti aspettare la fine della pubblicazione significa che il blog non e’ piu’ un prosieguo delle nostre conversazioni del lunedi’ ma… ma?

    Vi abbraccio a presto
    Lau

  16. Vorrei farvi partecipi di una notizia meravigliosa che ho appena ricevuto: un nostro allievo Guido De Eccher ha pubblicato un romanzo dal titolo “Il nuovo sistema”.
    La presentazione sarà sabato 15 dicembre presso la libreria” La forma del libro” in via XX settembre alle ore 18,30.Federica Castellini

  17. @Laura: hai perfettamente ragione. Vi avevo promesso un editing ma non avevo specificato né quando né in che modo l’avrei realizzato. Il dibattito che – finalmente – è nato in questo nostro sito serve, anche, a riflettere su tutto ciò che comporta l’intervento di un editor sul testo originario. Se avessi pubblicato solo la mia versione del racconto di Adriano, probabilmente non avrei ottenuto l’importante risultato di far nascere tutti gli interrogativi che grazie a Emanuela, a Kitty, ad Alessandra, a Federica e a tutti voi che avete deciso – finalmente – di uscire allo scoperto, sono stati espressi. Anche la scelta di pubblicarlo in stralci – il prossimo, in uscita a breve – fa parte di una precisa strategia volta a focalizzare l’attenzione non tanto sulla valutazione del brano nella sua interezza quanto, piuttosto, sulla lettura sistematica degli elementi che lo compongono. Certo, si tratta di scelte arbitrarie che, in quanto tali, non hanno la presunzione né di essere le migliori né di apparire come tali. In fin dei conti, il metodo della scuola è basato sul confronto: un confronto coerente, costruttivo e propositivo. E alla nascita di questo tipo di confronto puntavano – e puntano, tuttora – le mie personalissime scelte.

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